lunedì 9 dicembre 2019

SEDRIANO Se l'amministratore di sostegno (Comune) si "dimentica" del suo assistito...


Alberto Cislaghi

Certo storie non si vorrebbe mai che accadessero, ma quando succedono si rimane storditi, perché colpiti dalla durezza che va dritta al cuore. Si fatica a comprenderle per la scia di dolore che lasciano dietro e per lo sconcerto che suscitano. Come questa espressa in una lettera che ricevo e pubblico. L'autrice Susanna Cislaghi chiede  di rendere pubblico il contenuto. Desidero far conoscere la dolorosa e tristissima storia di cui è vittima mio fratello Alberto, che per disposizione del Tribunale di Milano è stato affidato al Comune di Sedriano nella qualità di amministratore di sostegno, nonostante il parere contrario dei familiari. Alberto, cittadino sedrianese, invalido civile, in carrozzina da tempo, nel gennaio scorso è stato condotto in modo poco trasparente e all'insaputa della famiglia e dei suoi legali a 150 km da casa sua (è di proprietà) in un luogo in mezzo alle colline del Monferrato e della Val Bormida. Una località lontana che l’ha inevitabilmente isolato da parenti e amici e io stessa essendo ammalata oncologica l’ho potuto visitare 2-3 volte al mese e con grave impegno economico e fisico e anche di pericolo per via delle strade impervie e difficili.
Risultato? E’ stato privato senza alcun preavviso del suo conto corrente e delle entrate (256 euro mensili) dalle quali attingeva per l’abbonamento telefonico, per navigare in Internet e acquistare giornali e riviste di alto contenuto intellettuale. E’ stato lasciato senza telefono e Internet per mesi e l’amministratore di sostegno, attraverso i deputati servizi sociali comunali, si è ricordato di lui dopo ben due mesi. Alberto in tutto questo periodo ha cercato con il supporto della struttura in cui è ospite di mettersi in contatto con il Comune, ma ogni volta che chiedeva del sindaco gli si rispondeva che non c’era. Nessuno si è preoccupato di ascoltarlo. La struttura (residenza assistenziale) in cui si trova non è compatibile con il suo stato di salute (non c’è un medico con presenza costante e neppure gli infermieri). L’amministratore di sostegno (assistenti sociali comunali) non ha mai informato la struttura del suo grave stato di salute. La fisioterapia che sarebbe stata decisiva per recuperare la deambulazione non gli è stata mai praticata. E come se non bastasse, nonostante ben quattro richieste ufficiali, l’amministratore di sostegno (assistenti sociali comunali) non gli ha dato il fascicolo processuale, che pure il giudice aveva ordinato di consegnargli. Di conseguenza mio fratello, tuttora, non sa perché è stato tolto alla famiglia e perché si trova in una struttura lontana e per di più non compatibile con le sue condizioni di salute. Il momento clou è andato in scena lo scorso 22 novembre quando Alberto è stato ricoverato all’ospedale di Acqui Terme (AL), in terapia intensiva per una forma di setticemia acuta. In ospedale dove mi sono recata, rischiando anche la vita essendo il giorno del nubifragio e con le strade in condizioni precarie, l’ho trovato in fin di vita. Io, ammalata, dopo aver perso in 2 anni la sorella e la mamma, avrei perso pure il fratello se non mi fosse recato in visita, poiché grazie alle mie sollecitazioni i medici si sono resi conto della gravità della situazione e hanno agito di conseguenza. L’amministratore di sostegno (servizi sociali) non solo non ne sapeva nulla, ma neppure dopo si è minimamente preoccupato del suo stato di salute. Insensibilità, ritrosia a svolgere il proprio compito? Mi chiedo se questo è il modo appropriato per prendersi cura di una persona in condizioni di fragilità e vulnerabilità? Cosa bisogna fare affinché adempia ai suoi doveri?
                                                           

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